Essere te stesso sui social. Possibile?

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I social e il gioco dei ruoli

E’ possibile trasporre quello che siamo veramente su Facebook? Considerando che l’essere umano è di per sé complesso, è possibile trasferire questo stato d’animo sulla bacheca più famosa al mondo?

Magari qualcuno preferisce usare il social network per fare branding di se stessi. Non è sbagliato come concetto. Sui social non si può essere se stessi. Impossibile replicare il tuo essere, quello che i tuoi amici conoscono nella vita di ogni giorno. Questo per vari motivi.

Qualcuno potrebbe pensare che con questo si stia parlando male dei social. Vorrei chiarire che non è per niente così. Si vuole solo mettere in luce che è impossibile portare l’essenza di un individuo sui social. Non riesco ad immaginare come si possa fare, e ammesso di fare un tentativo serio, si capisce bene che il rischio di essere fraintesi è davvero alto.

Tipologie di utilizzatori social

Gli utilizzatori di Facebook, per quanto possono diversificarsi, si possono suddividere in tre categorie:

  • Quelli che scrivono sui social pensando che sia il loro diario segreto;
  • Quelli che usano vogliono mandare messaggi per via indiretta;
  • Quelli che invece studiano a tavolino le argomentazioni.

La bacheca di quelli che appartengono al primo gruppo è una bacheca, a volte, piena di tristezza. Si racconta di disavventure, delusioni, successi, insuccessi, e spesso di delusioni d’amore. I social prendono l’etichetta di confessionale, in cui si racconta della propria vita senza mettere alcun tipo di filtro. L’attendibilità delle notizie postate è elevata.

Social e la droga dell’apprezzamento digitale

Al secondo gruppo appartengono quelli che lanciano le frecciatine, per inviare messaggi postati alla grande massa, ma alla gentile attenzione di qualcuno. Non sempre c’è un motivo alla base di questo, spesso si fa per difendere una professione o per rispondere ad un torto subito. In questo caso i social assumono una funzione mistica: purificano lo spirito dalle negatività accumulate. Purtroppo questo atteggiamento a volte sfocia in qualcosa di negativo. Si attaccano certe categorie (come ad esempio gli immigrati), con un potere di offesa pari a una pietra scagliata. Ma ancora più triste è il motivo per cui lo si fa… semplicemente per rispondere all’assuefazione dovuta ad una delle principali droghe del nostro tempo, ovvero, l’apprezzamento digitale.

I (dis)like sui social

Sui social esiste il “like“, ma non esiste un pulsante per la disapprovazione. Nella vita quotidiana esiste, ma su Facebook, ad esempio, non può esistere. Il sistema è studiato per incontrare qualcuno simile a te che in qualche modo ti sia vicino. Esprimerà la sua vicinanza, con un apprezzamento, un commento. Perchè questo? Perchè il tuo reale intento nella pubblicazione è essere accettato. Si desidera diventare famosi sul web, ovvero avere il maggior numero possibile di consensi.

Social e gioco dei ruoli

Quella precedentemente espressa è forse la più importante motivazione perchè è difficile essere se stessi sui social. Se aggiungiamo anche il fatto che nessuno conosce veramente se stessi, e in ottica Pirandelliana, è complicato essere se stessi anche nella realtà: possiamo affermare che sui social nessuno riesce ad essere se stesso. E’ forse, il gioco dei ruoli, la capacità dell’essere umano di mostrare un volto diverso in base alla situazione.

Ognuno veste un abito differente in base all’occasione e sui social recita un ruolo. Tutto questo si esplica su chiave persuasiva, in cui si mostra un personaggio che deve attrarre l’attenzione e l’approvazione del pubblico. Ognuno sceglie cosa mettere in piazza.

Il professionista sui social

Esiste poi la categoria di coloro che sui social decidono a priori cosa mostrare. Ci si costruisce, per motivi professionali una identità. I professionisti usano Facebook per mostrare il proprio lavoro, e la parte della vita a questo pertinente. C’è differenza tra vita professionale e personale. Magari chi vuole approfondire e instaurare un’amicizia può farlo di persona. Non credi che così sia meglio?